Che cos’è la PsicoNutrizione?

Che cos’è la PsicoNutrizione?

Per sconfiggere sovrappeso ed obesità, quando non si risponde ai parametri della chirurgia bariatrica, è possibile affidarsi ad un percorso di Psico Nutrizione che guida ogni persona ad acquisire uno stile di vita sano attraverso Step strutturati individualmente per ognuno.

Ma che cos’è la Psico Nutrizione?
Si tratta di un nuovo ed interessante approccio, olistico ed interdisciplinare, tra Scienza della Nutrizione e Psicologia, che esplora le relazioni tra pensieri, sentimenti e credenze inconsce sulla nutrizione, il loro impatto sulle condotte alimentari e sul metabolismo. In particolare si concentra sulle affascinanti connessioni tra cervello, corpo, digestione e comportamento alimentare. Esistono profonde connessioni tra ciò che mangiamo ed il nostro cervello. La Psico Nutrizione affronta in modo nuovo le problematiche più comuni della Fame Emotiva, della Dipendenza dal Cibo e le difficoltà che incontra soprattutto a lungo termine chi vuole dimagrire o vuole stabilire un rapporto più sano e benefico con la propria alimentazione.
Il percorso Psico Nutrizionale prevede, quindi, l’azione congiunta e combinata di due tipi di interventi strettamente correlati: l’intervento del dietista che attraverso il percorso di educazione alimentare, la dieta e la perdita di peso, inciderà su aspetti psicologici; perciò interviene lo psicologo-psicoterapeuta per lavorare, insieme al paziente, su aspetti riguardanti l’autostima, l’immagine corporea, la motivazione al cambiamento e una vasta gamma di emozioni, che a loro volta influiranno positivamente sull’alimentazione.

Per saperne di più www.centropsiconutrizione.it

Obesità, Dimagrimento e Narcisismo

Obesità, Dimagrimento e Narcisismo

Qualche volta, può sembrare che quasi all’improvviso siano diventate persone felici, che ci sanno fare con tutti, che piacciono e riscuotono grande successo, come se non avessero più alcuna fragilità; eppure le fragilità sono presenti in tutti noi essere umani. Questo essere sempre al centro della ribalta, in effetti, potrebbe essere anche la spia di una profonda insicurezza esistenziale che porta a desiderare l’attenzione degli altri quasi come una vera ossessione.
Si tratta di persone che, successivamente ad un importante dimagrimento, cominciano ad apparire particolarmente egocentriche. Non si tratta necessariamente di persone affette da disturbo di personalità narcisista, ma di tutti coloro che non riescono a vedersi se non al centro di un’immagine di grandiosa apparenza (per nascondere qualche insicurezza).
Nel caso specifico di persone affette da obesità, e che vivono un evidente calo ponderale, si tratta del profondo bisogno di essere riconosciute come persone “nuove”; finalmente, non provano più quel sentimento di vergogna che troppe volte è stato causa di chiusura in se stessi, emarginazione, stati ansioso depressivi, invalidanti per la gestione della vita quotidiana per molto, troppo tempo.
Sembra che una persona, intimamente, continui a non piacersi e non stimarsi, spesso solo perché non si conosce abbastanza e si colpevolizza per il suo stato di obesità che lo ha accompagnato fino a qualche mese prima. Per compensare questa insicurezza, che rimane anche dopo il dimagrimento, vuole piacere e conquistare, a tutti i costi, per ottenere così conferme del proprio valore.
Accade di ritrovarsi in compagnia ed osservare la tendenza a monopolizzare la serata, a colpi di battute brillanti, verso un pubblico da sedurre e dal quale ottenere conferme, emerge il voler dare una eccezionale immagine di sé. Inizialmente prende spazio un tratto di personalità appagante per chi lo vive e seducente per chi gli sta intorno. Ma, con il tempo, questa può logorare le relazioni intime e sociali, lasciando lo stesso senso di frustrazione e solitudine vissuto, quasi come costante, negli anni di obesità. Perciò, per dimagrire in maniera sana, è importante affidarsi a percorsi di psico nutrizione e/o chirurgia bariatrica con professionisti specializzati, affinché il processo di dimagrimento venga vissuto in maniera graduale e cercando, il più possibile, di dare spazio ad un sano equilibrio psico fisico.

Dr.ssa Graziana De Palma
Psicologa – Psicoterapeuta
Specializzata in dipendenze patologiche (sostanze stupefacenti, alcol, cibo …)
www.grazianadepalma.it

Primavera, che ansia!

Primavera, che ansia!

Arriva la primavera, le giornate si allungano ed aumenta anche il desiderio di stare all’aperto!
Tuttavia, si fanno sentire anche i fastidi del cambio di stagione: ansia, irrequietezza, stanchezza, insonnia, sbalzi di umore, diminuzione dell’attenzione e della concentrazione, nervosismo, problemi respiratori e sindromi depressive. Esiste, infatti, un diretto e proporzionale legame tra benessere e/o malessere psicofisico ed i molteplici cambiamenti di clima e temperatura.
Per molte persone la primavera porta con sé anche l’ansia: il cambiamento di stagione comporta modifiche climatiche che influenzano mente e corpo, i quali si esprimono attraverso sintomi psicologici e fisici. Spesso si tratta dell’acutizzarsi di disturbi preesistenti che agevola la comparsa dell’ansia per motivi di diversa natura.
La persona tendenzialmente ansiosa tende a cercare costantemente un equilibrio che le consenta di restare il più possibile indisturbata e tranquilla; equilibrio che, di solito, raggiunge evitando il più possibile le novità, i cambiamenti, gli stimoli che richiedano un riadattamento.
In primavera il clima diviene instabile e questo mette a dura prova l’equilibrio della persona ansiosa che deve riadattarsi, continuamente, a condizioni che mutano; tali mutamenti possono innescare reazioni ansiose, soprattutto nelle persone particolarmente attente al proprio corpo ed alle sensazioni fisiche che esso trasmette. Inoltre, dal punto di vista psicobiologico, le variazioni di temperatura e luminosità incidono sui livelli di serotonina e melatonina prodotte dall’organismo influenzando sonno ed umore, con aumento di insonnia ed irritabilità, in alcuni casi, anche con l’insorgere di uno “stato depressivo primaverile”. L’organismo produce anche più cortisolo (l’ormone dello stress) per affrontare le giornate, che diventano più lunghe, con il risultato che i soggetti più sensibili agli stimoli climatici ne producano in eccesso sentendosi poi tesi e stanchi anche per via dell’effetto eccitante di questo ormone.
Possono comparire, quindi, mal di testa, ansia, irrequietezza, eccessiva stanchezza, stress, nervosismo, difficoltà cognitive, insonnia, sonno disturbato, tensione, agitazione psicomotoria, apatia, depressione, sbalzi d’umore. In Italia si stima che una persona su 4 viva tali problematiche e disturbi a causa degli sbalzi climatici, e che tre individui su 10 subiscano i medesimi sintomi al passaggio da una stagione all’altra.
È importante non sottovalutare il fatto che una parte del malessere dipenda anche da ciò che accade nel proprio corpo, oltre che nella propria mente.

Drssa Graziana De Palma
www.grazianadepalma.it

Festività natalizie con il sorriso!

Festività natalizie con il sorriso!

Per godervi i bei momenti delle feste senza rinunciare alla tradizione ed essere più determinati nei giorni feriali, ricordate che:
«La dieta non si fa da Natale a Capodanno, ma da Capodanno a Natale!».

No alla spesa “extralarge”
Evitate di avere la credenza ed il frigo stracolmi. Il consiglio è quello di fare la spesa sempre a stomaco pieno, valutando quante provviste effettivamente servono in casa, al netto degli inviti da parenti o amici. Il danno maggiore alla linea (e anche alle tasche!) è dovuto alle tentazioni che restano in cucina e fanno fare ogni giorno il pieno di grassi, zuccheri e calorie.
Fino al 23 dicembre, dal 27 al 31 e dal 2 gennaio in poi seguire le sane abitudini!!!

Le insolite abbuffate
Rinunciare a una “dieta” rigorosa a Natale, non significa grandi abbuffate: soprattutto se si sta già seguendo un percorso per un sano stile di vita e alimentare, può capitare di non essere più abituati alla digestione di pietanze succulente ed elaborate. Questo vale soprattutto per i pazienti sottoposti a chirurgia bariatrica che, quindi, mangiano porzioni di cibo ridotte, ed in caso di “esagerazioni a tavola” potreste avvertire disturbi come senso di nausea, vomito e gastrite o dolori addominali vari dopo i pasti. Quindi, «no» alle scorpacciate seriali. Ripetuti e ravvicinanti momenti conviviali, fuori dalle normali abitudini alimentari, possono favorire la difficoltà a rientrare in queste sane abitudini ormai acquisite.

No al digiuno (pre)
È cattiva abitudine arrivare digiuni ai cenoni della Vigilia e del 31 dicembre! Colazione, spuntini di metà mattina e pomeriggio a base di frutta ed un pranzo leggero a base di verdura (ad esempio un buon minestrone con pochi crostini di pane) ci consentiranno di non divorare anche le palline sull’ albero di Natale, quando il ritardatario di turno ci farà aspettare per sederci a tavola!

Gli aperitivi
Se organizzate in casa vostra gli apertivi con parenti ed amici, sostituite gli stuzzichini particolarmente salati e grassi (salatini, patatine, pizzette, salse …) con crudité (finocchi, carote, coste di sedano, pomodorini ecc), macedonia di frutta fresca con succo di limone, grissini, magari accompagnati da bevande sane e fatte in casa come il succo di pomodoro, la spremuta di arance pompelmi limoni … Al bando i superalcolici. Da evitare dolci e cibi cremosi che anche con un intervento di chirurgia bariatrica “passano bene” senza dare alcuna sazietà!

Gratifichiamo la psiche
Ricordiamo sempre che il bello soddisfa la mente e l’anima! Perciò apparecchiamo una bella tavola (curando ogni dettaglio: colori, design delle stoviglie, tessuti, centrotavola …) mettendo nei piatti porzioni adeguate che ci consentano di fare piccoli assaggi di più pietanze senza aver esagerato nel complesso.

L’ingorgo di pietanze
Per tutti, è utile fare una scelta a tavola. Qual è il vostro piatto preferito durante le feste? Ecco, limitate a piccoli assaggi tutto il resto e godete di quello nella giusta misura!

No al digiuno (post)
Sensi di colpa non sono ammessi dopo. Non serve digiunare nei giorni successivi: non aiuta affatto. Piuttosto, è utile fare sport, aumentare le passeggiate, sfruttando tutte le occasioni di movimento, sentendosi sereni con se stessi.

No al pieno di cioccolata
Superato il Natale, fate in modo che la Befana non riempia la calza con dolci e cioccolatini ma porti invece un bel libro, un buono per un massaggio o altro. È utile imparare a trarre soddisfazione non solo dal cibo, ma anche attraverso ciò che può gratificare la psiche e l’anima.

La bilancia che spiazza
Tenete lontana la bilancia. Meglio evitare di pesarsi subito dopo le feste e, vittima dei sensi di colpa, dare inizio a diete squilibrate. Una sana e corretta alimentazione, un buon livello di attività fisica ed un buon contatto con la propria interiorità saranno i migliori buoni propositi per il 2017.

Dr.ssa G. De Palma – psicologa psicoterapeuta specializzata in dipendenze patologiche    328 5864664
Dr.ssa C. Pari – dietista specializzata in obesità e nutrizione pre e post-chirurgia bariatrica 346 2380588

 

Corpo e Psiche

Corpo e Psiche

Mai come nella nostra epoca il disagio psichico ha preso il sopravvento sull’esistenza dell’uomo.
L’Occidente ha prodotto ricchezze e tecnologie senza precedenti, eppure mai come ai giorni nostri la sofferenza è diventata un leitmotiv delle nostre esistenze.
Quindi, nell’era moderna, in cui tutto è veloce, è sempre più difficile prendere contatto con se stessi; i malesseri psicologici sono sempre più frequenti e spesso si esprimono anche attraverso il corpo. Tuttavia, ancora troppo di frequente si tende a separare i concetti di corpo e psiche come se fossero due mondi lontani dimenticando che, al contrario, sono continuamente in relazione tra loro.
Forse, in un’epoca in cui si è tutti troppo di corsa per potersi ascoltare, è importante fare chiarezza rispetto al significato del termine psicosomatica.
La psicosomatica è quella branca della medicina che pone in relazione la mente ed il corpo, ossia il mondo emozionale ed affettivo con il soma (corpo), occupandosi nello specifico di rilevare e capire l’influenza che l’emozione esercita sul corpo e le sue affezioni.

Un tempo per disturbo psicosomatico si intendeva solo una malattia organica per la quale non si riusciva a trovare una causa (quasi a dire che un disturbo psicosomatico era un disturbo “inventato”).
Con lo sviluppo delle ricerche che hanno posto in relazione le emozioni ed il corpo, attraverso le variazioni del rilascio di ormoni e neurotrasmettitori (dimostrando un legame “materiale” tra i due mondi), la psicosomatica ha assunto il ruolo della scienza che guarda all’essere umano come un tutto unitario, in cui la malattia può comparire sia come sintomo organico che come sintomo psicologico.
Si può, quindi, sostenere che le malattie psicosomatiche sono quelle che mettono in atto uno dei meccanismi di difesa più arcaico, esprimendo il disagio psichico attraverso il corpo, poiché l’ansia, la sofferenza, le emozioni, sono troppo dolorose per poter essere vissute e sentite, perciò non trovano una migliore via di scarico immediata che il corpo.
Nelle persone affette da un disturbo psicosomatico, quindi, il disagio psicologico e le emozioni sono presenti, ma non vengono percepite oppure vengono percepite e non espresse perché manca la capacità di espressione simbolica, manca uno spazio mentale in cui sentire il mondo emotivo in maniera analitica.
Si tratta di persone che hanno una organizzazione del pensiero molto ricca di cose concrete, ma povera di espressione delle emozioni, come se sapessero guardare facilmente attorno a se ma senza riuscire o volere guardare dentro di se; a volte, sono in grado di guardarsi dentro ed ascoltarsi ma rimane l’incapacità di esprimere verbalmente il mondo interno.
In un mondo sempre più tecnologico, sono tante le persone che difficilmente riferiscono sentimenti di rabbia, paura, delusione, scontentezza, insoddisfazione, non perché non provino tali emozioni, ma perché sono totalmente in difficoltà nel far emergere il loro mondo interno. Tutte le loro capacità difensive, infatti, tendono a tener lontani contenuti psichici inaccettabili, a costo di “distruggere” il proprio corpo.
Perciò i cosiddetti “pazienti psicosomatici” tendono a non essere mai soddisfatti della diagnosi (solitamente restituita dal proprio Medico di Medicina Generale) fino a quando non accettano di affrontare il problema con l’aiuto di uno specialista che gli permetta di individuare e risolvere i meccanismi psichici fallimentari.
I disturbi psicosomatici, quindi, per la loro natura, devono essere affrontati sul duplice fronte: psichico e fisico.
I farmaci possono essere necessari per attenuare i sintomi della malattia fisica, mentre la terapia psicologica è indispensabile per comprendere le radici di essa e risolvere le cause profonde.

Si tratta di un percorso articolato attraverso il quale si deve cogliere cosa sta cercando di dirci la psiche con quel sintomo ed imparare ad esprimere meglio le proprie emozioni, in modo che non tornino più ad esprimersi attraverso il corpo in maniera dannosa sul piano fisico.

Dr.ssa Graziana De Palma
Psicologa – Psicoterapeuta
Specializzata in dipendenze patologiche (sostanze stupefacenti, alcol, cibo …)

 

Come ci si può prendere cura di se in maniera Piacevole?!?

Come ci si può prendere cura di se in maniera Piacevole?!?

Il segreto è … Ascoltarsi per essere Consapevoli di se stessi!
L’ascolto di se, delle proprie emozioni e sensazioni, consente il raggiungimento di un equilibrio psico emotivo che induce a prendersi cura di se stessi a 360 gradi (vita personale, professionale, sociale ecc…).
Se parliamo di salute: sappiamo bene che un sano e corretto stile di vita è alla base del benessere psico fisico; ma sappiamo in che cosa consiste davvero un sano e corretto stile di vita”?
Alimentazione ed attività fisica sono fondamentali per il proprio benessere, ma senza una buona predisposizione mentale non si riesce a seguire una sana alimentazione ed a svolgere regolarmente attività fisica con piacere; bensì, si rischia di vivere tutto ciò come se fosse una fatica. Di conseguenza, le diete dimagranti falliscono e tuta e scarpette finiscono in garage!

Oggi parliamo di Psico nutrizione come approccio olistico ed interdisciplinare; in quanto è proprio cominciando a lavorare con la nostra stessa psiche che possiamo aprirci ad una corretta alimentazione, regolare attività fisica e, quindi, ad un nuovo e sano stile di vita.
Di seguito, qualche semplice suggerimento per vivere con piacere la ricerca ed il raggiungimento di un buon equilibrio psico fisico; le indicazioni sono efficaci solo se si riesce a farle proprie per Se Stessi!!!

  • Ascoltarsi per imparare a riconoscere la fame fisiologica e distinguerla dalla fame psicologica/emotiva;
  • Riconoscere la sazietà organica e fermarsi di fronte al “mi sento pieno!”;
  • Ricordare che non bisogna mangiare per abitudine o per placare gli stati d’animo negativi (i quali richiedono un lavoro psicologico con l’aiuto di esperti), ma per nutrire il proprio corpo e la propria mente in modo sano;
  • Nei momenti di noia, solitudine e/o malessere interiore (invece di cercare “consolazione” nel cibo) è piacevole “concedersi” una passeggiata all’aria aperta per coccolarsi in maniera sana;
  • Tutto ciò induce ad una maggiore consapevolezza di se stessi, dando spazio, lentamente e con piacere, ad un Nuovo Equilibrio Psico Fisico!

Dr.ssa G. De Palma

Sappiamo cos’è una dipendenza?!?

Sappiamo cos’è una dipendenza?!?

La dipendenza (oggi si usa il concetto più generale di Addiction) è un processo attraverso il quale si produce, inizialmente, un comportamento che può avere la funzione di procurare piacere e di alleviare un malessere interiore. Successivamente, essa si caratterizza per un costante fallimento del suo controllo e per la sua persistenza, a dispetto delle conseguenze negative che produce.
La persona, diventando dipendente, perde il controllo sulla sua stessa vita e, benché desideri uscirne, i tentativi che fa in questo senso si rivelano per lo più fallimentari.
La dipendenza, quindi, nasce dal consumo regolare di una sostanza psicoattiva legale (alcol, tabacco, medicamenti) o illegale (eroina, cocaina, droghe sintetiche, ecc.), ma anche da attività sulle quali la persona perde il controllo (gioco d’azzardo, anoressia, bulimia, sessualità promiscua, ecc.).
Con il termine “dipendenza” , quindi, s’intende un fenomeno complesso che spesso si radica nel vissuto di una persona e non ha una causa definibile in maniera univoca; in quanto, ha radici, spesso antiche, legate alla sua storia evolutiva, alle abitudini di vita quotidiana dell’individuo, alle sue modalità comportamentali. I fattori che possono causarla sono molteplici, di carattere sociale e/o ereditario, ed agiscono, ledendola, anche sulla capacità individuale di far fronte alle differenti situazioni cui ci si confronta.
Dipendenza da sostanze: quando si parla di dipendenze si pensa subito alle sostanze illegali come l’eroina, l’ecstasy o la cannabis, ecc., ma sono altrettanto fonti possibili di dipendenza il tabacco o l’alcol o determinati farmaci che di per sé sono perfettamente legali e socialmente accettati;
Dipendenza da  Attività ed Abitudini che, isolate, emergono dalla quotidianità diventando comportamenti compulsivi: sport, pulizia, lavoro, computer, shopping, cibo, gioco d’azzardo, ecc. Per esempio: tutti noi guardiamo la televisione, a volte, senza un vero interesse per ciò che vediamo, oppure mangiamo senza avere fame; quando, però, questi comportamenti diventano irrinunciabili e il soggetto si sente costretto a compierli, pena la frustrazione, l’angoscia ed il malessere, allora si parla di compulsività e di dipendenza. Se il soggetto dipende, per il proprio “benessere”, da tali oggetti gratificatori è affetto da una dipendenza.
Quanto detto finora permette di evidenziare una peculiarità del fenomeno: infatti, si tratta di una patologia caratterizzata da uno sviluppo e da un decorso che richiedono tempi lunghi; non si diventa dipendenti dall’oggi al domani e l’uscita da questo tipo di situazioni può necessitare di ripetuti tentativi e numerosi fallimenti. Le dipendenze non insorgono in maniera repentina ma sono frutto, proprio per il tipo di fattori che ne costituiscono la possibile origine, di un lento, quasi impercettibile, processo.
La problematica, quindi, affonda le proprie radici nel vissuto del soggetto: le esperienze personali, l’educazione, l’ambiente, la famiglia, lo stato d’animo, ecc. sono solo alcuni dei fattori sui quali è possibile che venga a svilupparsi una dipendenza. Per questo motivo il confine tra abitudine e dipendenza è difficilmente tracciabile e d’altro canto, proprio in quanto non si tratta di un confine nettamente demarcato, non è univocamente valicabile (ossia è possibile passare dall’abitudine alla dipendenza e viceversa e questo passaggio può avvenire in maniera reiterata).
Alla luce di tutto ciò, si può quindi comprendere come, nella lotta contro le dipendenze, la prevenzione e la promozione della salute (tanto a livello individuale quanto comunitario ed ambientale) svolgono un ruolo fondamentale, costituendo il benessere psicofisico e sociale un fattore determinante la capacità di ciascun individuo di fare capo quotidianamente alle proprie risorse e competenze e personali.

Dr.ssa G. De Palma

Che Cos’è la Psicoterapia Psicodinamica

La psicoterapia psicodinamica, o psicoanalitica, designa un  trattamento che, pur nelle sue numerose varianti, ha come obiettivo quello di affrontare e curare il disagio e la sofferenza psichica ed emotiva, avendo come riferimento le teorie cliniche e gli elementi principali della Psicoanalisi. Tuttavia, un percorso di psicoterapia psicodinamica si sviluppa con sedute meno frequenti e con una durata ridotta rispetto al vero e proprio trattamento psicoanalitico. La durata del trattamento può essere fissata a priori oppure mantenuta aperta per un periodo di valutazione iniziale. Sono stati elaborati diversi modelli di psicoterapia psicodinamica breve, per il trattamento di sintomi focali, ma in genere l’indicazione per la psicoterapia psicodinamica prevede, accanto al trattamento dei sintomi, un intervento più ampio finalizzato allo sviluppo delle risorse personali. Pertanto, la durata del trattamento, seppur limitata, è solitamente più ampia, meno focale e maggiormente espressiva.
Schematicamente si possono elencare presupposti che sono alla base della psicoterapia psicoanalitica e sono denominatore comune fra le sue diverse teorie di riferimento:
1– molti aspetti della vita mentale sono inconsci; la personalità dell’individuo adulto è il risultato delle interazioni tra la dotazione genetica e le complesse esperienze della vita infantile;
2 – la modalità della relazione che si instaura tra il paziente e il terapeuta permette di ricavare informazioni sostanziali per la comprensione della vita psichica del paziente;
3– il terapeuta ha come ulteriore compito quello di osservare e riflettere sui propri pensieri e le proprie reazioni emotive, suscitate dall’interazione col paziente, in modo sia da verificare la propria neutralità (*), sia per evidenziare quali reazioni il paziente induce negli altri;
4– gli ostacoli che si frappongono tra la sofferenza del paziente e la possibilità di acquisire nuove modalità di pensiero e di gestione della propria vita emotiva sono dovuti a cause complesse che hanno determinanti per lo più inconsce;
5– lo psicoterapeuta è orientato ad aiutare il paziente per rafforzare la propria soggettività, quindi, la propria autenticità da cui possa derivare un consolidamento  del senso di identità.
6– per attuare una psicoterapia psicoanalitica occorrerà anche tenere in considerazione la necessità di adottare strategie adattabili alle caratteristiche individuali dei pazienti; nella pratica clinica ci si rende conto che sarebbe impraticabile un unico itinerario di cambiamento valido per tutti. Bisogna riflettere su cosa è meglio fare in quella data circostanza, con quel determinato paziente, in quel determinato punto della sua esistenza; tutto ciò senza che venga meno, da parte dello psicoterapeuta, l’assetto mentale analitico.
(*)  Requisito sostanziale per poter fornire un trattamento di psicoterapia psicoanalitica è che la formazione dello psicoterapeuta, oltre alla specializzazione in psicoterapia, deve comprendere una approfondita analisi personale alla quale egli stesso si sia sottoposto; inoltre, è opportuno che per tutta la vita professionale rimanga aperta l’eventualità di ricorrere a ulteriori periodi di terapia personale per affrontare eventuali difficoltà che possono interferire in modo significativo sia sulla sua vita personale che sulla professione di terapeuta.

Psicoterapia individuale
Un colloquio psicoterapico individuale si svolge tra il terapeuta ed il paziente che espone sentimenti, sensazioni e stati d’animo correlati a comportamenti e manifestazioni quotidiane. La Psicoterapia psicodinamica ( o psicoanalitica) si esplica attraverso un dialogo, quindi, concepito come approccio basato sulla comprensione dei processi mentali e dei comportamenti umani ideato per favorire, nel pz, la consapevolezza dei propri conflitti patogeni e la loro elaborazione.

L’obiettivo è quello di capire la persona nella sua individualità, al fine di aiutarla a perseguire la propria evoluzione, stimolandone la capacità di affrontare in modo efficace problematiche e conflitti.
Un percorso di Psicoterapia individuale più approfondito è particolarmente indicato nei casi in cui l’insieme dei sintomi è così pervasivo, persistente nel tempo, da determinare nel corso degli anni disagi e sofferenze che hanno anche impedito, talora, di raggiungere mete evolutive auspicabili; che ciò dipenda principalmente dai ‘tratti di personalità’ del soggetto o dal contesto relazionale nel quale egli è inserito o da entrambi i fattori combinati, i livelli di problematicità e di sofferenza presenti richiedono in ogni caso una rielaborazione approfondita delle proprie tematiche esistenziali e un lavoro psichico finalizzato al cambiamento e all’evoluzione delle proprie modalità di regolazione emotiva e di elaborazione mentale delle esperienze di vita.

Psicoterapia breve
La Psicoterapia breve è indicata nei casi in cui la persona manifesta dei sintomi che sono insorti a seguito di un evento stressante circoscritto e individuabile, oppure sono connessi ad altri fattori contingenti come cambiamenti di vario tipo nella propria vita – lavoro, ciclo di studi, relazioni sentimentali, distacco dalla famiglia d’origine ecc. – che provocano uno stato di sofferenza marcata indicata da sintomi quali: ansia, tristezza, irritabilità, apprensione, facile affaticabilità, dolorosità indefinite, nausea, diarrea, difficoltà a concentrarsi, alterazioni del sonno, sensazioni di estraniazione, sentirsi staccato come se si fosse un altro che osserva il proprio comportamento e i propri pensieri ecc.

Psicoterapia supportiva
Il rapporto supportivo rappresenta una manifestazione di sostegno e interazione attraverso la relazione tra una persona in stato di necessità ed un professionista che mette a sua disposizione le proprie competenze per fornire un sostegno profondo ed efficace.

Psicoterapia dell’adolescenza
“L’adolescenza è una tappa che fa da cerniera tra l’infanzia e l’età adulta”
(A. Freud)
L’adolescenza è una tappa dello sviluppo evolutivo caratterizzato primariamente dalla conquista d’identità nuova per raggiungere una maturità più adulta.

L’adolescente si trova a lottare per crescere, ogni cambiamento della propria immagine nel proprio essere si ripercuote su tutta la vita psichica e può sconvolgere l’equilibrio raggiunto imponendogli dei nuovi adattamenti. Si assiste al sorgere di “disturbi adolescenziali” che rappresentano il tentativo di ristabilire un nuovo e più stabile equilibrio interno.
Molti sono i fattori che condizionano questo processo di crescita, maturità fisica e sessuale, relazioni sociali, relazioni con i genitori costruita sin dalla nascita , stabilità emotiva che rappresentano le risorse da utilizzare per la propria crescita evolutiva. Qualora siano scarse o deficitarie possono insorgere e manifestarsi sintomi passeggeri o stabili e persistenti.
Necessitano di un intervento psicologico i casi in cui si riscontrano comportamenti asociali, come conflitti con la scuola con la legge, presenza di comportamenti ostili oppure aggressivi nei confronti dei genitori. Isolamento e distacco dal nucleo familiare con scelte di frequentazioni di bisogno di compagnia in gruppi o bande.
Altre forme patologiche che possono esordire nell’adolescenza sono reazioni depressive con tendenza a farsi del male come vari incidenti fino alla presenza di idee suicidare.
Altre forme ancora patologiche possono esordire con disturbi alimentari (anoressia, bulimia, obesità). La lotta con il cibo può diventare imponente e pericolosa e richiede specifici e accurati interventi terapeutici.

Psicoterapia di gruppo
Le sedute di psicoterapia di gruppo si svolgono in gruppi da un minimo di sei a un massimo di dodici persone.

La psicoterapia di gruppo si basa sul concetto che ogni gruppo sia diverso dalla somma delle parti che lo compongono: questo approccio offre, infatti, al paziente la possibilità di lavorare su se stesso e sulle proprie emozioni ricevendo nello stesso tempo interpretazioni e stimoli da tutti i membri del gruppo e attivando dinamiche e aspettative emotivo-affettive tipiche di un contesto di gruppo.